“L’importanza del miele nel corso dei secoli”

 

L’apicoltura ha sempre avuto presso le più antiche civiltà un’importanza fondamentale non solo sul piano economico, ma anche sul piano culturale e religioso.

                                       

 

 

La storia del miele non solo ha radici antichissime, ma è oltremodo affascinante. Infatti presso le più antiche civiltà il miele era considerato un prodotto di pregio e assai raro, tanto che, unitamente all’ape che lo produceva, era ritenuto di origine sacra. Gli uomini primitivi che avevano intuito la dolcezza e la prelibatezza del miele andavano alla ricerca degli alveari proprio come un qualsiasi altro cibo idoneo alla loro sussistenza. Con il passare del tempo e con l’aumentare delle “punture” abbiamo il passaggio da una fase  di “ cacciatori improvvisati e primitivi” a raccoglitori veri e propri detentori di un mestiere antichissimo che assunse tratti moderni con l’avvento dei processi tecnologici e industriali. E’ ipotesi ormai diffusa che l’origine dell’apicoltura e da ricercare in Africa. Non a caso sono stati ritrovati, nelle lande desolate del Sud Africa, alcuni graffiti boscimani incisi sulle rocce che mostrano alveari, favi ed api con chiara nitidezza ed in alcuni compaiono anche delle scale, usate per raggiungere gli alveari più nascosti. Un’altra pittura rupestre rinvenuta a Bicorp, nel 1924, nella Spagna Orientale e risalente al 7000 prima di Cristo ci mostra un’analoga scena, in cui si distingue un cacciatore, munito di una cesta di vimini per la raccolta dei favi, intento a saccheggiare un grosso alveare. Tratti evidenti di uno sviluppo particolare dell’apicoltura in Africa è da ricercare anche presso le sorgenti del fiume Nilo, dove si sviluppo una delle civiltà più grandi della storia: quella egiziana. Tale teoria ha una testimonianza chiaramente visibile ancora oggi; il geroglifico dell’ape è inciso nel granito degli obelischi egiziani di Roma. Nell’antico Egitto l’apicoltura era già estremamente sviluppata sin da epoche remote. Numerosi documenti illustrano l’offerta di vasi contenenti miele al faraone, l’attività di grandi laboratori per la lavorazione dei prodotti delle api e addirittura l’uso di imbarcazioni per il trasporto di arnie lungo il Nilo, primo esempio di nomadismo in Apicoltura. Anche nella vita ultraterrena l’ape svolgeva un ruolo fondamentale nella cultura egizia. Essendo la loro procreazione qualcosa di soprannaturale e di incomprensibile le api meglio di qualsiasi altro animale rappresentavano per gli egiziani un essere capace di ricercare l’anima dopo la morte. Esse potevano volare e raggiungere, così, facilmente gli dei celesti ed il ronzio che le caratterizzavano, inoltre, tanto rassomigliava ai venti eterei e impalpabili dell’aere più rarefatto. Per di più la loro dimora sulla terra era in genere una cavità scura che tutti gli iniziati interpretavano  come il simbolismo del corpo umano, laido e corrotto, entro il quale l’anima dell’uomo, limpida e pura, era costretta a vivere. Anche la somministrazione del “sacro” miele al neonato nei suoi primi giorni di vita aveva il compito di garantire che l’anima restasse nel corpo e non lo abbandonasse, dal momento che, per analogia, l’anima-ape era ghiotta di miele. Una delle più antiche testimonianze storiche relative all’allevamento delle api Mellifere risale proprio ad una pittura egiziana del 2400 prima di Cristo. In essa  possiamo notare anche la tecnica di approvvigionamento, tecnica che per almeno quattromila anni non mutuò completamente. Gli egiziani usavano fabbricare l’idromele che era una delle bevande alcoliche più pregiate che conoscevano. Anche la cera era uno dei prodotti più utilizzati dagli egiziani il cui uso rituale è documentato nelle statuette raffiguranti divinità trovate all’interno delle piramidi. Inoltre si usava la propoli per imbalsamare il corpo dei faraoni e per sigillare le giare. I  geroglifici che rappresentano la parola faraone  sono proprio un’ape regina ed un giunco. Nella simboleggia egizia questi rappresentano il re dell’alto e del basso Egitto, il nord del delta del Nilo regno del giunco e il sud della Nubbia regno dell’ape. Il geroglifico dell’ape regina è poi presente nel cartiglio recante il nome del sovrano Nebkaura  Khety situato tra la IX e la X dinastia e in quello di Analnos, il settimo tra i principali sovrani di Napata e Moroe. L’obelisco di piazza Navona a tagliato e ricoperto di geroglifici ad imitazione egizia sotto Domiziano mostra incisa, accanto alla figura dell’imperatore in costume egizio anche l’ape regina. L’ape regina è inoltre presente sulle architravi e sulle colonne del tempio di Karnak, sempre nel sud dell’Egitto, e sugli obelischi di Ramsete II  di piazza del popolo e del Pantheon. Insomma basta alzare gli occhi su ognuna delle quattro facce di uno dei tanti obelischi di Roma per notare la presenza indelebile dell’ape regina. Addirittura l’obelisco di Piazza San Giovanni in Laterano “ il più antico monolito egizio di Roma e del mondo” di api ne mostra incise su una sola faccia ben 4. Insomma in Egitto il valore dell’ape ha avuto forme sublimi che tuttora sono ancora visibili. Vi erano anche altri popoli intorno al Mediterraneo che “guardavano” in modo idilliaco alla api e ai loro prodotti. Questi erano gli Ebrei che usciti dalla schiavitù in Egitto, in cerca della Terra Promessa, avrebbero trovato una terra che grondava latte e miele. A tale proposito ci si chiede: come mai la promessa di fiumi di Miele in una terra arida e priva di fioriture come Istraele ed inadatta all’allevamento delle api ? In realtà tutto questo è dovuto ad un luogo comune nella storia dell’uomo che mitizza un’età dell’oro, quando il miele – bene raro e prezioso era abbondante; e in parte proprio a seguito della schiavitù egiziana, quando gli Ebrei vedevano i faraoni raccogliere grandi quantità di Miele anche come tributi dalle popolazioni del Sud. Così nella Bibbia i richiami al miele e alle api sono numerosi. Anche nel Medioevo si fa riferimento in modo particolare all’Apicoltura. Infatti durante l’anno 1000, nell’Italia Meridionale era usanza, per il rito della vigilia di Pasqua, recitare gli “Exultet” trascritti su rotoli di pergamene. Gli “Exultet” sono rotoli di pergamena lunghi alcuni metri e larghi da 20 a 40 centimetri  costituiti da pelli di capra o di pecora raschiate fino a raggiungere uno spessore medio di 27 centesimi di millimetro e legati tra loro e sono, indiscutibilmente, una pagina splendida del nostro medioevo. Gli abati e i vescovi di Bari, come pure di Napoli., Pisa e Gaeta si contendevano le pergamene con le migliori  illustrazioni. Il rito prevedeva l’accensione di un grande cero in cera d’api col nuovo fuoco e la recitazione cantata di un testo sulla resurrezione di Cristo. In molti Exultet si evidenzia una vicinanza non casuale tra la scena della natività e la vita delle api. Addirittura le api vengono paragonate agl’angeli. Un’eredità mitologica proveniente probabilmente dall’antica Grecia dove gli attributi delle api erano la castità, la purezza e l’operosità, tutte virtù che attraverso Platone passeranno successivamente alle api. Il fatto “che rotoli sacri del Medioevo” facciano riferimento all’apicoltura dimostra che i prodotti delle api, come cera e miele, erano prodotti d’importanza vitale, non solo per i monaci delle abbazie ma anche per il popolo al quale erano dedicate le illustrazioni sulla tecnica per la cattura degli sciami, sull’uso degli affumicatori, sulla raccolta del miele. L’importanza della pastorizza e dell’apicoltura per le popolazioni dell’Abruzzo, della Puglia e della Campania, all’epoca dell’invasione normanna intorno all’anno Mille è celebrata nei materiali di questo rito di rinascita: la pergamena e il cero. L’Elogio dell’ape ” di cui i maschi non violano il sesso, né lo turbano i feti, né i figli ne distruggono la castità “ è tipico di tutta la cultura antica e negli Exultet è messo in relazione con la verginità di Maria. Anche il “Topos” della grotta del bambino e delle api è frequente nell’antichità e venne usato per la descrizione della nascita di Zeus. Infatti sono le api che  nutriscono e proteggono il piccolo Zeus che nasce in una grotta dalla cui volta colava del miele a nutrilo. La  stessa grotta umida e semiscura è un luogo particolarmente adatto perché le api selvatiche costruiscono i loro favi partendo d’alto. Quindi possiamo senza nessun dubbio affermare che la simbologia della nascita di un Dio in una grotta è sicuramente un segno tipico della cultura Greca antica. Tra gli Exultet il più interessante per un apicoltore è certamente il Barberini 592 prodotto a Montecassino forse nel 1087 anno d’inizio del Pontificato dell’Abate Desiderio. In quella riguardante l’Elogio delle Api appaiono affiancate due scene ben distinte: sulla destra un uomo barbuto con una ronza taglia un ramo dove si era adagiato uno sciame; sotto l’albero un giovane con mano un torbolo di metallo affumica le api e tiene diritta un’arnia rettangonale di tavole pronto a ricevere lo sciame; Sulla sinistra due personaggi simili, anche qui uno con la barba e uno senza, sono intenti a raccogliere in un catino favi di cera e miele. In questa “rotolo” si denota il diverso approccio dei soggetti all’apicoltura: i raccoglitori di miele hanno le gambe nude mentre i raccoglitori di miele hanno calzari e gambe fasciate fino alla vita per proteggersi probabilmente dalla punture di api. Altre due pergamene presentano un’eccezionale somiglianza con quello ora descritto: sono l’Exultet add. 30337, prestato dalla British Library di Londra, che sino al 1877 era conservato nell’Archivio dell’Abbazia di Motecassino, e l’Exultet 1 da  Mirabella Eclamo. Anche in questi si fa riferimento a scene di raccolta del miele o di sciami. Grandi proprietari di arnie si registrano poi per tutto il medioevo: in Inghiterra, in Germania, in Olanda e in altri paesi del Nord Europa. A seconda dei paesi, si evidenziavano diverse tipologie di Arnie: giunchi, contenitori di creta, di bronzo, ecc. Quello che possiamo dedurre sicuramente è che il miele, storicamente, ebbe un interesse primario rispetto alle api. Ma non appena anche gli industriosi insetti divennero un argomento di seria investigazione e di attenzione da parte dell’uomo il loro mondo e la loro vita rilevò un’infinità di altre grandi Magie. Per l’uomo primitivo, pertanto, l’organizzazione della società delle api era un esempio  palese e meraviglioso del grande potere creativo della Natura e le stesse api un piccolo miracolo di per sé. Ancora oggi salvo qualche eccezione, l’ape gode di un privilegio tutto speciale che supera ogni aspettativa: a differenza di tutti gli altri insetti che suscitano  nella gente sentimenti di ribrezzo o di paura, l’ape raccoglie sempre un’appassionata curiosità e ammirazione.