“Le
parole del miele”
“…il miele è l’epopea dell’amore,
la materialità dell’infinito. Anima e sangue
dolente di fiori condensati attraverso
un altro spirito…(Garcia Lorca)”
Come poteva la poesia e la letteratura non innamorarsi del miele per esprimere i sentimenti più profondi e le sensazioni più morbide! Come potevano i poeti e gli scrittori, di tutte le epoche, non attingere al vaso della dolcezza più naturale! La poesia e la letteratura sono quindi dense di pagine dal profumo e dal sapore del miele. Da questo grande panorama, prendiamo un piccolo estratto di dolcezza infinita:
Pablo Neruda
Bianca ape, ebbra di miele, ronzi nella mia anima
e ti avvolgi in spirali lentissime di fumo.
Io sono il disperato, la parola senz’eco,
quegli che ha perso tutto, dopo aver avuto.
Sei la fune in cui cigola la mia ultima brama.
Nel mio deserto vivi come l’ultima rosa.
Ah silenziosa.
Chiudi gli occhi profondi dove aleggia la notte.
E denuda il tuo corpo di statua timorosa.
Possiedi occhi profondi dove vola la notte,
fresche braccia di fiori ed un grembo di rosa.
I tuoi seni assomigliano alle conchiglie bianche.
E sul tuo ventre dorme una farfalla d’ombra.
Ah silenziosa.
La Felicità - Trilussa
C’è un’ape
che si posa
su un bottone di rosa:
lo succhia e se và…
Tutto sommato, la felicità
è una piccola cosa.
Garcia Lorca
Api d’oro
cercavano il miele
dove starà
Il miele?
E’ nell’azzurro
di un fiorellino,
sopra un bocciolo
di rosmarino.
L’ape – Paul Valere
Quale che sia, e mortale,
e fina la tua punta,
il mio cestello tenero
non ti velo, ape binda,
che d’un sogno di trina.
Pungi al seno la bella
mela, cui posa Amore
e vi langue o vi muore;
alla mia carne tonda
e ribelle che affiori
di me vermiglia un poco.
D’un alacre tormento
Bramo l’offesa; meglio,
cresciuto e vivo, un male
che una sopita pena.
Illumini il mio senso
l’infima sveglia d’oro,
di cui se privo, Amore
perisce o s’addormenta.
Poesia(Anonima) Anacreontea
Eros un giorno
vide un’ape
fra le rose, e fu punto
al dito. Strillò,
volò di corsa
Sbatté le mani,
dalla bella Citerea
e disse:”Ahi Mamma!
Io sto per morire!
Un piccolo drago con le ali
mi ha ferito: lo chiamano ape,
i contadini!”.
E lei rispose: “Se il pungiglione
di un’ape ti fa tanto male,
quanto pensi che soffrano,
Eros, quelli che tu ferisci?”.
L’ape – Giovanni Pascoli
E disse ancora:” De le sue corolle;
ch’ape non vide, ch’ape non desia:
l’ombre lei gode, ed essa: altro non volle:
essere volle sopra un’ara pia
come l’incenso de l’incensiere,
di cui l’opra
s’adempie in vanir via.
Ma non mancano calici a cui bere,
ciò di cui, paziente anima umana,
a te non piace che l’altrui piacere:
c’è la quercia che in aria s’allontana
e la viola che le resta al calcio,
e il fior d’ assenzio e il fior di maggiorana.
E quale odore è mai del fior del tralcio.
Odor che pare l’ombra del novello
vino che viene. E c’è l’amaro salcio.
In verità ti dico, anima: ornello
O salcio o cardo, ognuno ha sua fiorita;
amara o dolce; ma sol dolce è quello
che tu ne libi miele del la vita”.
Le api – Lorenzo De’
Medici
Quando raggio di sole
Per piccola fissura
Dell’api entrando nella casa oscura,
Al dolce tepor le riscalda e desta
Escono accese di novella cura
Per la vaga foresta,
Predando disiose or questa or quella
Specie di fior di che la terra è adorna.
Qual esce fuor, qual torna
Carca di bella et adorata preda;
Qual sollecita e strigne,
Se avvien che alcuna oziosa all’opra veda;
Altri il vil fuco spingne,
Che invan l’altrui fatica goder vuole,
Così di vari fior, di fronde e d’erba
Saggia e parca fa il miele, qual di poi serba
Quando il mondo non ha rose e viole.
Il canto del Miele - Garcia Lorca
Il miele è la parola di Cristo,
l’oro colato del suo amore.
Il meglio del nettare,
la mummia della luce di paradiso.
L ‘alveare è una stella pura,
pozzo d’ambra che alimenta il ritmo
delle api. Seno dei campi
tremulo d’aromi e di ronzii.
Il miele è l’epopea dell’amore,
la materialità dell’infinito.
Anima e Sangue dolente di fiori
condensati attraverso un altro spirito.
(Così il miele dell’uomo è la poesia
che emana dal suo petto addolorato,
da un faro con la cera del ricordo
creato dall’ape nell’intimità).
Il miele è la bucolica lontana
del pastore, la zampogna e l’olivo,
del fratello del latte e delle ghiande,
regine supreme dell’età dell’oro.
Il miele è come il sole del mattino,
con tutta la grazia dell’estate
e il fresco antico dell’autunno.
È la foglia appassita ed è il frumento.
Oh divino liquore dell’umiltà,
sereno come un verso primitivo!
Tu sei l’armonia incarnata,
lo spirito geniale di liricità.
In te dorme la malinconia,
il segreto del bacio e del grido.
Dolcissimo. Dolce. Questo è il tuo aggettivo.
Dolce come un ventre di una donna.
Dolce come gli occhi dei bimbi.
Dolce come l e ombre della notte.
Dolce come una voce.
O come un giglio.
Per chi ha in sé la pena e la lira
tu sei il sole che illumina il cammino.
Equivali a tutte le bellezze,
al colore, alla luce, ai suoni.
Oh liquore divino della speranza,
dove anima e materia unite
trovano il perfetto equilibrio
come nell’ostia corpo e luce di Cristo.
È la superiore anima dei fiori.
Oh liquore che hai unito queste anime!
Chi ti gusta non sa che inghiotte
lo spirito d’oro di liricità.

