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Le Api
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“La comunità delle api, la vita associativa di un alveare, è un esempio di organizzazione sociale tra le più ammirevoli. Si basa sulla suddivisione di tre caste: ape regina, ape operaia e fuchi che esplicano tre diverse funzioni ben differenziate, si aiutano e si integrano a vicenda per la sopravvivenza della comunità.”
Le
operaie costituiscono il gruppo più numeroso della colonia. Queste vengono
denominate anche “femmine imperfette”, in
quanto
possiedono l’apparato riproduttore in tutte le sue parti, ma atrofizzato.
L’apparato boccale di cui sono provviste, il sistema nervoso e gli apparati
muscolare e respiratorio sono più sviluppati di quelli delle regine e dei
maschi. Il corpo dell’ape operaia misura circa 10-13 millimetri e ha una
circonferenza toracica di 4 millimetri. Il primo periodo inizia dalla
deposizione dell’uovo;
comincia
come uovo (3 giorni) con celletta aperta: l’uovo, dapprima
perpendicolare sul fondo, si inclina e
quindi si
adagia nella cella; larva (6 giorni) con celletta aperta: la larva si incurva
sempre più avvengono alcune mutazioni e quindi si verifica
un'altra mutazione nella cella opercolata; bozzolo(12 giorni) in celletta
chiusa: al termine del suo sviluppo la larva
riposa e
subisce un’ultima trasformazione; 12 giorni dopo l’opercolazione strappa il
coperchio della celletta ed esce. Il secondo periodo va dalla nascita
dell’insetto alla prima uscita per procedere alla bottinatura. Alcuni giorni
dopo la loro nascita, le operaie si occupano della pulizia delle celle; a
partire dal terzo giorno cominciano ad occuparsi della covata nutrendo le
larve con polline e
miele. Dal 6˚
giorno in poi diventano nutrici, essendo le sole a possedere le ghiandole che
secernono il nutrimento adeguato, la pappa reale; compiono
inoltre altre mansioni, quali la ventilazione, la guardia, ecc. Nel frattempo
entrano in funzione le ghiandole della cera e verso il 14˚
giorno le operaie iniziano la costruzione dei favi.
La
regina è l’unica femmina feconda della colonia, ha l’addome molto allungato e
deve soltanto provvedere alla deposizione delle
uova;
le sue mandibole terminano con un dente acuto. La regina è priva di apparato
secretore della cera, ma è provvista dell’apparato di difesa (veleno); il suo
pungiglione è più lungo di quello dell’ape operaia e privo di
uncini.
L’uovo fecondato destinato a dare una nuova regina
viene
deposto in un alveolo speciale molto ampio, detto
cella
reale.
Al
suo interno l’uovo diventa larva in 5 giorni e mezzo beneficiando del
particolare nutrimento: la pappa reale. A questo punto le operaie creano
l’opercolo rinforzando le pareti della cella con cera. Nel frattempo,
all’interno della cella, la larva tesse il suo bozzolo, diviene ninfa e
quindi, dopo 7 giorni e mezzo dalla formazione dell’opercolo è insetto. La
nascita avviene da 15 a 17
giorni
dopo la deposizione dell’uovo. Per uscire dal bozzolo, la regina fa vacillare
il coperchio del suo alveolo, scoperchiando la cella. L’accoppiamento ha luogo
dal 5˚al 15˚giorno della nascita. La regina esce dall’alveare (volo nuziale)
inseguita da un gran numero di maschi, di cui uno solo però riuscirà a
raggiungerla e fecondarla. Pochi ci riescono e, secondo le leggi di selezione
naturale, questi sono i più forti e i più validi. L’accoppiamento avviene
sempre con un maschio appartenente a una famiglia vigorosa che dia alla regina
garanzie sufficienti per la vitalità della prole. Dopo 2-5 giorni
dall’accoppiamenti, la
regina feconda comincia a deporre le uova; da questo momento non abbandonerà
più l’alveare e non smetterà mai di deporre le uova, alimentate dalle api
operaie. Continuerà l’intensa attività di procreatrice fino alla vigilia della
sua morte. Quando la colonia diventa molto numerosa, si verifica la
sciamatura, che assicura la diffusione della società. Alla nascita di una
nuova regina, lo sciame primario guidato dalla regina anziana abbandona
l’alveare per andare a fondare una nuova colonia. Il resto della colonia
rimane al servizio della nuova regina che si assicura la supremazia uccidendo
le future rivali quando sono ancora nella loro cella o al momento in cui ne
escono.
Detto anche falso calabrone per il forte ronzio che emette volando, il fuco ha
dimensioni più grandi di quelle delle operaie,
leggermente
più piccole di quelle della regina. Ha l’addome rettangolare coperto dalle
ali, il capo arrotondato, il corpo scuro ricoperto di peli; sono inoltre privi
di pungiglione e quindi senza nessuna possibilità di difesa, salvo la fuga. La
lingua del fuco, essendo corta non riesce a raccogliere il nettare e quindi si
nutre lambendo il miele delle celle dei favi,
tollerato
dalle operaie fintanto che la regina non è stata fecondata. Nella colonia
delle api infatti, i fuchi sono individui di sesso maschile e quindi, avendo
il compito di fecondare la regina per la perpetuazione della specie, vengono
assistiti e alimentati abbondantemente dalle operaie. Da parte loro i fuchi
sono completamente inattivi e quando la loro importanza cessa perché ormai la
regina è rientrata feconda dal volo nuziale, si comincia a privarli
dell’alimentazione. Poi un certo giorno, le api operaie decidono di liberarsi
dei maschi diventati oramai un peso ingombrante e inutile nell’economia
dell’alveare. Mentre riposano ignari, sazi di cibo non guadagnato, le operaie
si avventano in gran numero su di loro e li trafiggono col pungiglione
velenoso, senza pietà. Nessuna possibilità di scampo: la fuga e loro preclusa
e i fuchi
non possiedono il pungiglione per difendersi… Una volta massacrati tutti i
maschi, le operaie trascinano fuori i cadaveri dal
l’alveare e la vita di
comunità riprende,
più
lenta più tranquilla. I fuchi nascono da
uova
esagonali maschili, dall’opercolo molto sporgente. Oltre a fecondare la regina
i fuchi hanno un’altra funzione: mantenere
il
grado di calore necessario alla covata.